La Legge di Bilancio 2026 interviene in significativamente sulla disciplina fiscale delle plusvalenze d’impresa, eliminando, per una vasta categoria di operazioni, la possibilità di ripartire la tassazione fino a cinque esercizi prevista dall’art. 86, comma 4, del TUIR. La modifica interessa le plusvalenze realizzate a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025 e, quindi, dal 2026 per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare.
Cosa cambia dal 2026
Fino al 2025, in presenza dei requisiti previsti, le plusvalenze derivanti dalla cessione di beni strumentali posseduti da almeno tre anni potevano essere tassate nell’esercizio di realizzo oppure in quote costanti fino a un massimo di cinque periodi d’imposta.
Questo meccanismo consentiva di diluire nel tempo il carico fiscale derivante dalla dismissione dei beni e di coordinarlo con il processo di ammortamento dei nuovi investimenti effettuati in sostituzione degli asset ceduti.
Dal 2026 questa possibilità viene meno per le plusvalenze derivanti, tra l’altro, dalla vendita di beni strumentali o dal conseguimento di risarcimenti per perdita o danneggiamento degli stessi. La precedente disciplina trovava applicazione anche ai beni patrimonio, alle partecipazioni immobilizzate prive dei requisiti PEX e ai beni immateriali.
Le fattispecie che restano escluse dalla stretta
La modifica non riguarda tutte le plusvalenze, infatti, continua ad applicarsi la disciplina previgente alle plusvalenze derivanti dalla cessione di aziende o rami d’azienda.
Particolare attenzione merita il sale and lease back. Le plusvalenze originate da tali operazioni continuano a essere ripartite in funzione della durata del contratto di locazione finanziaria, in applicazione dell’art. 2425-bis, comma 4, del Codice civile e del principio di derivazione previsto dall’art. 83 del TUIR.
Un impatto finanziario
Per le società soggette a IRES proporzionale, l’eliminazione della rateizzazione non comporta necessariamente un incremento dell’imposta complessivamente dovuta, salvo specifiche situazioni, come la presenza di esercizi in perdita.
L’effetto principale è finanziario: la tassazione della plusvalenza viene anticipata integralmente nell’esercizio di realizzo, con un conseguente aumento del fabbisogno di liquidità.
Possibile aggravio anche fiscale per imprenditori individuali
L’effetto può essere ancora più rilevante per le imprese individuali soggette a IRPEF progressiva.
La concentrazione della plusvalenza in un unico periodo d’imposta può determinare un’anticipazione dell’esborso e l’applicazione di aliquote marginali IRPEF più elevate, con un potenziale incremento dell’imposizione complessiva.
Attenzione anche agli acconti 2026
La novità produce effetti già nella determinazione degli acconti relativi al 2026.
In applicazione del comma 43 della Legge n. 199/2025, la base imponibile utilizzata per il calcolo degli acconti deve essere rideterminata neutralizzando la scelta di rateizzazione effettuata nel 2025. Il ricalcolo interessa gli acconti IRES e IRPEF, mentre non coinvolge gli acconti IRAP.
Conclusioni operative
La nuova disciplina impone alle imprese una maggiore attenzione nella programmazione delle dismissioni dei beni strumentali e dei nuovi investimenti.
Prima di procedere alla vendita di cespiti che generano plusvalenze significative sarà opportuno valutarne preventivamente:
- l’impatto sul reddito imponibile dell’esercizio;
- gli effetti sulla liquidità aziendale e sul cash flow fiscale;
- l’incidenza sugli acconti d’imposta;
- per gli imprenditori individuali, il possibile effetto derivante dalla progressività dell’IRPEF;
- l’eventuale riconducibilità dell’operazione alle fattispecie che continuano a beneficiare di una diversa disciplina fiscale.
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La soppressione della rateizzazione rende quindi la pianificazione fiscale delle operazioni di dismissione ancora più importante: il momento in cui viene realizzata la plusvalenza può produrre effetti rilevanti non soltanto sul risultato fiscale dell’esercizio, ma anche sull’equilibrio finanziario dell’impresa.La nuova disciplina impone alle imprese una maggiore attenzione nella programmazione delle dismissioni dei beni strumentali e dei nuovi investimenti.
Prima di procedere alla vendita di cespiti che generano plusvalenze significative sarà opportuno valutarne preventivamente:
- l’impatto sul reddito imponibile dell’esercizio;
- gli effetti sulla liquidità aziendale e sul cash flow fiscale;
- l’incidenza sugli acconti d’imposta;
- per gli imprenditori individuali, il possibile effetto derivante dalla progressività dell’IRPEF;
- l’eventuale riconducibilità dell’operazione alle fattispecie che continuano a beneficiare di una diversa disciplina fiscale.
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La soppressione della rateizzazione rende quindi la pianificazione fiscale delle operazioni di dismissione ancora più importante: il momento in cui viene realizzata la plusvalenza può produrre effetti rilevanti non soltanto sul risultato fiscale dell’esercizio, ma anche sull’equilibrio finanziario dell’impresa.
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.Per le istruzioni operative, fiscali e contabili, la circolare fornisce indicazioni precise anche per i datori di lavoro.









